DUE SOGNI

 

 

Nella parte più buia della notte, avvinghiato al mio cuscino, chiuso nella mia cameretta, attendo che qualcuno si presenti alla porta della mia stanza, dopo avere percorso la buia casa vuota ed essere salito sulle scricchiolanti scale di legno che conducono al piano superiore: qualcuno che venga ad accarezzarmi ed a portarmi conforto.

Ad un tratto percepisco la voce di mio padre bisbigliante da dietro la porta: “Giovanni sta aspettando Laura, ma Laura non arriverà mai”.

Mi sveglio di soprassalto, con la bocca riarsa: afferro la bottiglia d’acqua che giace vicino al letto e ne bevo con voluttà.

Laura è giù, al piano inferiore della mia abitazione, che è vuota solo nei miei sogni: mi lavo la faccia, mi vesto e vado a chiamarla.

Sembra stupita di vedermi, non pensava che mi sarei offerto di accompagnarla alla stazione, ove alle 7,20 deve prendere il treno…

 

 

La luce fioca del sole mattutino, la città semivuota, le strade sgombre, fanno da contrappasso per opposizione al mio spirito, che progressivamente si riempie di emozioni e, trascinato da queste, si sublima rapito in un mondo di pura luce.

Qui ogni cosa si manifesta per quella che è, ed io mi sento parte pulsante del mondo, nello stesso tempo contemplatore ed agitatore delle acque increspate della vita.

Salutata Laura che si allontana sul treno, la sento di nuovo vicino a me in macchina, lungo la strada del ritorno: mi accarezza la mano e sorride felice della nostra strada comune, appena iniziata, di cui non si vede la fine.

 

 

IL RISVEGLIO

 

 

“Chi era il prossimo di quell’uomo? Il Samaritano, Maestro. Chi è il mio prossimo”?

Le mie orecchie sono sorprendentemente attente all’omelia del giovane sacerdote, ma i miei occhi sono abbagliati dalla luce che filtra dalla cupola rinascimentale della chiesa, né completamente chiusi come durante la notte, né spalancati ed esaltati come nelle prime ore dell’alba ma semichiusi, nello sforzo di vedere qualcosa oltre la luce…

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benedettodemoni